Antiche virtù degli asparagi

 (scroll down for English version)

Per l’approfondimento completo, comprensivo di storia, letteratura, caratteristiche generali, virtù, galateo e tipicità italiane degli asparagi, clicca sul seguente link: ASPARAGUS NOBILIS

Originario della Mesopotamia, l’asparago si diffonde dal III millennio a.C. nell’antico Egitto ed in Asia Minore e, successivamente, in tutto il bacino Mediterraneo. Infatti, esso appare nei manuali dei Romani già dal 200 a.C. grazie a filosofi, studiosi, poeti e gastronomi che ne descrissero virtù e tecniche di coltivazione, ed in alcuni affreschi di Pompei sono state trovate persino raffigurazioni di entrambe le sue varietà, spontanee e coltivate; a conferma dell’apprezzamento e della forte diffusione degli asparagi in una Roma Antica dove erano considerati un vero toccasana per il corpo.

Asparagus and ricotta cheese, fresco from the Casa dei Vettii dating back to I sec. b.C., Pompei – Ph. http://pompeiisites.org/

Gli Imperatori Romani, poi, li apprezzavano a tal punto che ne favorirono la coltivazione in tutte le nuove terre di conquista, denominando proprio “Asparagus” le navi specializzate nel rifornimento e trasporto di questo ortaggio così speciale. Un nome, che in latino significa “germoglio”, scelto dai Romani proprio per riunirne le sue caratteristiche primarie, visto che, da un lato, è commestibile nella sola parte apicale del germoglio e, dall’altro, è un tale concentrato di proprietà curative ritenute all’epoca persino in grado di rigenerare il corpo umano; ridandogli nuova vita. 

Fish and vegetables hanging up in a cupboard, still-life. Mosaic, Roman artwork, 2nd century CE. From a villa at Tor Marancia, near the Catacombs of Domitilla – Vatican Museums, Public domain, via Wikimedia Commons

Gli asparagi della zona di Ferrara e Bologna erano già allora considerati una vera prelibatezza (e gli asparagi di Altedo attuali sembrano derivare proprio da queste vecchie piante); tanto che era uso inviarli alla capitale avvolti in una carta speciale per mantenerli freschi (da qui ebbe inizio l’usanza di avvolgere gli asparagi in fazzoletti di carta personalizzati, per mantenerne la freschezza più a lungo). In Veneto, poi, l’origine della coltivazione degli asparagi sembra risalire proprio alla conquista delle terre venete da parte dei Romani; arrivando infine nelle nostre tavole grazie alle amorevoli tradizioni perpetuate nei monasteri. 

Gli asparagi nella letteratura antica: tra tecniche di coltivazione, poesia e virtù

Frontispiece to a 1644 version of Theophrastus’s Historia Plantarum, originally written around 300 BC – Henricus Laurentius (editor), Public domain, via Wikimedia Commons

Sono davvero numerosi i testi antichi che elogiano le qualità degli asparagi. Il primo documento letterario in cui l’asparago appare citato è un’opera risalente al III Sec. a.C. intitolata “La storia delle piante”, del filosofo e botanico greco Teofrasto, ma ne parleranno anche il “De agricoltura” di Catone (o “Liber de agri cultura”, che nel II Sec. a.C. ne descrisse accuratamente il metodo di coltivazione), ed il XIX volume dell’enciclopedia “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio (che nel 77-78 d.C. cita la presenza, all’epoca, di asparagi sia spontanei che coltivati, lodando in particolare la bontà di quelli spontanei dell’Isola di Nisida, che si trovava non lontano dalle coste della Campania, e l’insuperabilità di quelli coltivati negli orti di Ravenna, che in tre arrivavano a pesare addirittura una libbra).

Histoire_Naturelle_Pline_l_Ancien_mid_12th_century_Abbaye_de_Saint_Vincent_Le_Mans_France_edited

Anche il poeta Giovenale fra il I e II Sec. d.C. lo nominerà nelle sue “satire” (consigliando di gustarlo con delle uova belle grosse), così come il poeta Marziale che addirittura ne elogiò in versi la polpa tenerissima (consigliando quelli coltivati nel litorale di Ravenna, esportati nell’Urbe per deliziare i palati nobili), per non parlare poi dello storico e biografo Svetonio che, nel “De Vita Caesarum”, svela da un lato che i Romani li consumavano in generale previa scottatura in acqua bollente, ma dall’altro rivela anche alcune curiosità di stampo “imperiale” (affermando che Cesare era solito mangiarli conditi con burro, e che Augusto, invece, diceva “celerius quam asparagi cocuntur” – ossia “più rapido della cottura degli asparagi” – per far comprendere la necessità di far qualcosa velocemente).

Mosaico con scena di banchetto romano, Aquileia, V Sec.

Inoltre, un noto episodio narrato dal filosofo, storico, biografo, scrittore e sacerdote greco antico Plutarco nel suo “Vita di Cesare” rivela che Cesare, al tempo in cui era governatore della Gallia Cisalpina, mentre era di passaggio dalle Gallie si fermò a Mediolanum (l’antica Milano) dove, invitato con i suoi collaboratori ad un banchetto di benvenuto nella domus di un abbiente cittadino di nome Valerio Leonte (influente autorità milanese all’epoca), apprezzò molto gli asparagi conditi con burro anzichè con il classico olio d’oliva a cui Cesare ed i suoi accompagnatori erano abituati a Roma (infatti, a quel tempo, nella capitale il burro era considerato un unguento per il corpo, non aveva alcun utilizzo in cucina, mentre nelle terre del nord già era ampiamente in uso come condimento); tanto da rimproverare i suoi amici commensali che si sentivano offesi. “Bastava” disse “che coloro a cui non piacevano non se ne servissero. Chi si lamenta di una grossolanità come questa, è un grossolano anche lui” (traduzione di C. Carena). 

Dal punto di vista più gustosamente culinario, poi, è il famoso gastronomo, cuoco e scrittore romano Apicio che li citerà spesso nei suoi scritti sulla cucina dell’epoca, raccolti nel celebre “De re coquinaria” risalente al I Sec. d.C., indicandoli ad esempio come fondamentali per approntare la “patina” (ovvero un purea all’uovo arricchito con Garum ed erbe aromatiche usato come contorno dei beccafichi).

Considerandone, infine, le proprietà salutistiche, testi medici greci antichi ne citerebbero la radice come cura per il mal di denti e l’olio come repellente per le api, ma si parla anche di proprietà afrodisiache, di ripristino della fertilità maschile e purificanti. Nel Medioevo, poi, il suo utilizzo era limitato alle proprietà officinali, per ritrovare successivamente ulteriore riconoscimento da parte del medico ed umanista Italiano Pietro Andrea Mattioli (che nel 1555 ne elogia virtù note fin dall’antichità) ed arrivare, finalmente, alla sua riscoperta in cucina proprio nel Rinascimento, così da diventare oggi quel connubio trà bontà e benefici in grado di spaziare, con grande versatilità, dagli antipasti ai dolci.

Fonti:  consultare il seguente link

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ENGLISH VERSION:

Ancient Virtues of Asparagus, from History to Literature

(all photographs are visible in the Italian version above)

Read the full insight concerning asparagus on the following link: ASPARAGUS NOBILIS

Native to Mesopotamia, in fact the asparagus had been spreading across Egypt and Asia Minor since the 3d millennium b.C. and, afterward, in the whole Mediterranean basin. As a matter of fact, asparagus had been cited in various Roman manuals since 200 a.C. thanks to philosophers, scholars, poets and gastronomes describing widely its virtues and cultivation techniques.

Both wild and cultivated varieties had been beautifully drawn in some wonderful frescos and mosaics discovered in Pompeii, thus confirming the wide appeciation and diffusion asparagus had in the Ancient Rome; where it was even considered a sort of panacea. In fact, Roman Emperors appreciated it so much that, practically, they supported its farming all over the Roman Empire, thus naming “Asparagus” even those ships that was exclusively carrying on such a delicious cargo at the time. A name that meaning “sprout”, thus recalling both, its edible part (that is, exactly, the sprout) and its “regenerative” characteristics. Besides, it should be noted that varieties coming from Ferrara and Bologna were already considered a real delicacy at that time, thus being even wrapped in a special paper to preserve their freshness throughout the journey to the Capital City. Customs and traditions that are still living nowadays, as not only we are used to wrap asparagus in a special and personalised paper to keep them longer, but also, the asparagus growing in Altedo (Bologna) are said to be descending from those early Ancient Roman ones. After all, Venetian farmed asparagus go back to the Romans’ conquest of Venetian territories; and nowadays we can still appreciate them thanks to monasteries’ careful traditions.

Looking througt Ancient Literature

As a matter of fact, lots of ancient manuals had lauded asparagus properties. The first one is the Theophrastus‘s “Historia Plantarum”, written by the Greek philosopher and botanist in the 3rd century b.C., just followed by the Cato the Elder‘s “De Agri Cultura”, describing carefully its cultivation tecniques in the 2nd century b.C., and the Pliny the Elder‘s XIX volume of the “Naturalis Historia”, citing both wild and farmed asparagus in 77-78 a.D.; thus even praising the quality of the wild ones from the isle of Nisida (near the coastal areas of Campania), as well as the unbeatable farmed ones coming from Ravenna (where «three of them weigh a pound»).

In addition, asparagus’ praises had been even mentioned by ancient Poets, starting from Juvenal‘s satires, suggesting big eggs as a tasty match in 1st-2nd century a.D., and going on with the Martial‘s poems, lauding their tender pulp and recommending the Ravenna’s coastal farmed ones; usually exported to Rome for the emperors. Besides, the historian and biographer Suetonius revealed some interesting information about Ancient Roman customs and common saying related to asparagus in “De Vita Caesarum”. In fact, according to Suetonius, Ancient Romans used to eat them just seared in boiled wather, and Caesar used to flavour them with butter, while Augustus used to say «celerius quam asparagi cocuntur» (that is «faster than asparagus [is] cooked») referring to the need of doing something very quickly.

Furthermore, Plutarch‘s “Life of Caesar” revealed that, when Caesar was passing through the Gaul lands as the Roman Republican governor of Cisalpine Gaul, together with its collaborators he was invited to a banquet by Valerio Leonte (an influent milanese authorithy of the time) in Mediolanum (the ancient Milan), thus appreciating asparagus with butter so much that even reprimanding his collaborators for being felt offended by butter in some way; in fact being used to olive oil instead (that’s because butter used to be a condiment in the northern lands, but an oinment in Rome instead). Therefore, Caesar said something like: “It would have been enough not to be served with them if you didn’t like them. Who complains about such a roughness is rough as well” (the original Italian translation by C. Carena is visible in the Italian version above).

Last but not list, in the 1st century a.D. the gastronome, cook and writer Apicius had often mentioned asparagus in “De re coquinaria”, for instance considering them fundamental for the “glaze” (that is an egg purée enhanced by Garum and aromatic herbs as a side dish for Orphean warblers).

Finally, as far as the asparagus’ healing properties are concerned, root and oil were mentioned by Greeks as therapies for toothache and bee stings, respectively, and asparagus were even used as a treatment for infertility; other than considered an aphrodisiac, duretic and purifying plant. As a matter of fact, asparagus had been only used with its therapeutic properties in mind for quite a long time in the Middle Ages, and in 1555, its well-known ancient medical virtues would have been even found additional recognition by the Italian Doctor and humanist Pietro Andrea Mattioli. However, cooking qualities would have been rediscovered in Renaissance, therefore becoming that renowned union of quality and healthy properties that makes it so appreciated nowadays; thus even ranging from delicious appetizers to surprising desserts.

Sources: please, see the italian version above

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