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l’Avvento e la magia dell’attesa…

FotoArteStile vuole augurarvi un sereno Natale curiosando alla scoperta di una delle tradizioni più ricche di atmosfera, che scalda il cuore e stuzzica la creatività…

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Tradizione vuole che, il Calendario dell’Avvento come noi lo conosciamo oggi, nasce nel 1908 ad opera di un editore protestante di nome Gerhard Lang, originario di Maulbronn; in Germania. Un’invenzione che trarrebbe origine dalla sua stessa infanzia, partendo dall’idea della sua mamma di preparare dei biscotti speziati natalizi racchiudendoli, poi, in 24 piccoli sacchetti da aprire, uno al giorno, dal 1° dicembre fino alla vigilia di Natale.

Con l’aiuto dell’illustratore Ernst Kepler, l’editore tedesco ne ideò quella veste che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere bene: un calendario con delle finestrelle dal cui interno spuntano, di volta in volta, dei piccoli disegni, talvolta anche da ritagliare o da assemblare, ai quali successivamente si aggiunsero dolci, cioccolatini, e tante altre piccole cose che, ancora oggi, accompagnano grandi e piccini nel periodo di attesa della grande festa.

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Calendario dell’Avvento per bambini, realizzato in Germania nel 1913.

Secondo la tradizione, ogni finestrella del calendario andrebbe aperta la sera, ma l’aprirla dovrebbe essere di volta in volta meritato; in base al buon comportamento adottato durante la giornata appena trascorsa. E’ in questo modo che, l’apertura della finestrella, si trasforma in un momento di riflessione sulla giornata trascorsa, che per i più piccoli significa imparare a fare un piccolo esame di coscienza che gli permetta di giudicare i propri comportamenti tenuti durante la giornata ed, eventualmente, di correggerli nei giorni a venire. Le finestrelle chiuse, infatti, potranno essere sempre recuperate nei giorni successivi; tutto dipende dal comportamento che si assumerà successivamente.

Comportarsi bene tra l’altro, sempre secondo tradizione, eviterà ai bimbi anche il rischio di vedersi recapitato per Natale… un bel sacco di carbone al posto del regalo desiderato nella letterina! Dipende da quante finestrelle aperte troverà l’angioletto mandato da Gesù Bambino (oppure un folletto mandato da Babbo Natale, a seconda degli usi e costumi) quando, ogni sera, egli verrà a controllare i Calendari dell’Avvento di ogni bambino.

Si tratta di una tradizione molto sentita, in particolare nei paesi di lingua tedesca, tanto che ogni anno le finestre delle città, e persino le facciate di interi palazzi, vengono trasformate in calendari dell’avvento. Di seguito ne potete vedere giusto alcuni esempi, spaziando dalla Germania alla Svizzera, dall’Austria all’Ungheria, dalla Danimarca all’Inghilterra, fino ad andare oltreoceano in un piccolo villaggio del Canada (cliccare sulla galleria).

Anche con riferimento all’Italia, però, sono varie le facciate dei palazzi che si vestono a festa in attesa della Vigilia di Natale.

In particolare nell’Alto Adige, lo dimostrano Bressanone e Brunico dove gli edifici del centro storico vengono letteralmente trasformati in giganteschi calendari, ma anche Merano dove è la facciata del Palais Mamming Museum in piazza Duomo a diventarne protagonista (che quest’anno ospita un’opera speciale che vuole essere un simbolico abbraccio di speranza e solidarietà: il “Calendario d’Avvento dei Desideri by Thun”, con in mostra le “Sfere dei Desideri” realizzate dai bimbi in cura nelle oncoematologie pediatriche degli ospedali italiani), così come a Bolzano il Palazzo Max Valier in Via della Posta.

Anche in Lombardia sono svariati gli edifici che accolgono dei calendari giganti, dalle forme e consuetudini più disparate. Partendo proprio da Milano, dove nella cornice del Palazzo dei Portici Meridionali di Piazza Duomo ogni anno, dal 2012, viene allestito un particolare conto alla rovescia in attesa del Natale: il “Calendario Musicale dell’Avvento dal vivo”, dove a partire dal 1 Dicembre, giorno dopo giorno, un musicista si è affacciato dalla nuova finestra aperta aggiungendosi, man mano, ai precedenti,  fino a formare un’orchestra di 24 elementi alla Vigilia di Natale. Uno spettacolo che, anno dopo anno, ha regalato ai passanti un delizioso repertorio classico e che, nel 2018, è stato nuovamente reinterpretato, trasformando la facciata del palazzo in un maxi-schermo che, tra luci e musiche, ha ospitato una video proiezione sulla reinterpretazione contemporanea del tradizionale calendario dell’Avvento; comprendente anche dei focus su un musicista di giorno in giorno diverso. 

Un particolare Calendario gigante, poi, viene allestito da tre anni a Legnano, in provincia di Milano. Dal 2017, infatti, la facciata di uno dei palazzi storici di Piazza San Magno viene trasformata in un enorme Calendario dell’Avvento, uno dei più grandi d’Europa; dando il via al programma di eventi previsti per il periodo natalizio. Un’iniziativa che, con la collaborazione del CAI Legnano (sezione del Club Alpino Italiano di Legnano) per l’apertura delle finestre, nel 2017 e 2018 ha coinvolto due fra i principali protagonisti della scena pittorica del nostro paese (nel 2017 l’artista, pittore e scultore lecchese Velasco Vitali, mentre nel 2018 la pittrice romana Giosetta Fioroni), grazie ad un progetto di Flavio Arensi (il Direttore artistico dei Musei della città Lombarda, in Provincia di Milano) volto a rilanciare le arti visive in città, mentre nel 2019 diventa “La casa degli gnomi”, completamente dedicata ai bambini; con 24 caratteristiche illustrazioni natalizie. Un calendario che, a causa dell’emergenza sanitaria, quest’anno anziché prender posto in centro intrattiene grandi e piccini all’entrata del Comune, sulle “Terrazze del Roccolo”, dove tutti i teli che adornano il condominio privato sono stati dipinti a mano dalle varie associazioni di Canegrate e dai piccoli condomini che ospitano il calendario stesso.

Sempre in Lombardia, poi, ma nella provincia di Lecco, è la facciata del Civico museo setificio Monti, del comune di Abbadia Lariana, che dal 2019 diventa un calendario dell’Avvento, e che quest’anno vede raccontare on-line i 24 capitoli di una “storia magica” ambientata proprio al museo di Abbadia; direttamente sui canali social del Civico museo setificio Monti. Infine, nel piccolo borgo della Valcuvia, in provincia di Varese, è il municipio che si veste a festa per scandire l’attesa. 

Anche la “Milano delle MarcheJesi, in provincia di Ancona, ogni anno allestisce il suo calendario dell’avvento, scegliendo come protagonista il Teatro Pergolesi e le sue 24 finestre drappeggiate. Sempre nelle Marche, poi, ma questa volta a Macerata, è il Palazzo Legato Filati in Piazza Mazzini che si trasforma per il conto alla rovescia verso il Natale. 

Andando in Piemonte, nel capoluogo di Torino è possibile apprezzare, in Piazza San Carlo, un fiabesco calendario dell’Avvento realizzato ad opera del Teatro Regio di Torino, grazie ai disegni di Lastrego&Testa sui bozzetti del grande illustratore e scenografo Emanuele Luzzati (di cui Torino ospita anche il magico Presepe al Borgo Medievale), le cui caselle vengono aperte di giorno in giorno dai Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Torino, mentre a Ghevio il calendario dell’avvento coinvolge anche la frazione di Meina; impegnando tutto il paese nel vestire a festa ex scuole e svariati balconi e finestre gheviesi.

In Friuli-Venezia Giulia, nel comune di Malborghetto-Valbruna in provincia di Udine, sono le finestre di Palazzo Veneziano in via Bamberga che si illuminano giorno dopo giorno, trasformandolo in un vero e proprio calendario dell’Avvento che fungerà anche da fulcro per laboratori, eventi per bambini e ragazzi, rievocazioni tradizionali e concerti, mentre in Veneto, al tradizionale calendario dell’avvento che incanta i visitatori sulla facciata del Comun Vècio, a Cortina d’Ampezzo, nel 2019 fa capolino un’iniziativa particolare dello street artist Manuel Giacometti, che ha trasformato il calendario dell’Avvento in una sorta di “caccia al tesoro” nascondendo 24 opere d’arte, da lui timbrate e firmate, nel territorio della Marca, in provincia di Treviso; regalandole di giorno in giorno alla persona che le ha trovate per prima.

Anche in Emilia-Romagna, poi, tradizione vuole che le finestre delle case e  di svariate attività si vestano a festa per l’Avvento. Ne è un esempio la piccola frazione di Manno, nel comune di Toano, in provincia di Reggio Emilia, laddove il piccolo comune si unisce nell’attesa del Natale con delle luminose finestre colorate.

Senza dimenticare, infine, che questa tradizione dei calendari dell’avvento giganti è arrivata anche nel Lazio, a Roma, sebbene in una forma particolare: presso la Galleria “La Pigna” infatti, nel Palazzo Vicariato Maffei Marescotti, nel 2019 è stato inaugurato un calendario dell’Avvento avente a tema le parole di Papa Francesco dell’enciclica “Laudato Sì”, sulle orme un presepe murale in 25 opere che ogni anno, dal 2014, viene allestito sulle finestre del Seminario Vescovile di San Miniato in Toscana, nella provincia di Pisa. 

Ma quella del calendario dell’Avvento è una tradizione che, nel tempo, ha assunto le forme più disparate, dalle più classiche alle più originali, e quest’anno è diventata anche 2.0 grazie ad app, social network ed iniziative varie.

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Partendo proprio dal web, visto che siamo on-line, c’è un’iniziativa interessante realizzata dal Museo Nazionale Romano, che per stare vicino ai suoi visitatori anche da lontano, nel suo sito web ha proposto un calendario dell’avvento digitale dove poter scoprire, ogni giorno, piccole sorprese culturali provenienti dal suo immenso patrimonio artistico. Un’idea condivisa anche da altri Musei e da Associazioni Culturali, visti gli esempi del “Calendario dell’Avvento 2020” della Pinacoteca di Brera, scrigno di preziosi tesori d’arte, del “Calendario dell’Avvento Culturale” realizzato sul canale instagram di Club Silencio, ideato in collaborazione con musei ed istituzioni culturali torinesi, del Palladio Museum con il suo calendario dell’Avvento di Palazzo Barbarano, che ha offerto ogni giorno una picccola sorpresa, e del museo di Biella, che ha dedicato ai piccoli #innamoratidelmuseo il suo “QUAL BUON AVVENTO” , un calendario dell’Avvento che può essere assemblato passo passo dai bimbi seguendo un foto tutorial che ne desrcrive i protagonisti (soggetti inusuali, opere o reperti che portano in sé la simbologia del Natale, e che svelano dall’1 al 24 dicembre parte del patrimonio archeologico e storico artistico della città). Senza dimenticare, poi, il calendario dell’Avvento che la Reggia di Caserta ha dedicato ai più piccini, con i personaggi del Presepe della Reggia di Caserta da scaricare e colorare giorno per giorno, e quelli realizzati, rispettivamente, dalla Reggia di Monza che propone d’indovinare dove si trovano, scrivendoli in un commento, piccoli particolari del Parco, dei Giardini o della Villa Reale man mano condivisi sulle pagine ufficiali di Facebook ed Instagram per scoprire e riscoprire insieme tutti gli angoli del complesso monumentale, dalla Direzione Regionale Musei Umbria con lo scopo di favorire la conoscenza dei siti umbri che vi fanno parte, e quello ideato dall’Istituzione Bologna Musei che, sul profilo Instagram ufficiale, fa gli auguri con immagini dei vari musei aderenti. Ma svariate iniziative sono nate anche nell’ambito delle amministrazioni comunali, per far sentire la vicinanza delle entità locali alle famiglie ed ai bambini. Ne sono un esempio il “Calendario del Natale” dell’amministrazione comunale di Lecco, che ha consentito di scaricare ogni giorno, dal sito del Comune di Lecco, un racconto inedito, e l’ormai famoso Calendario dell’Avvento di Milano” che, da Piazza Duomo, quest’anno si è spostato on-line grazie ad un iniziativa promossa da Comune di Milano – Cultura in collaborazione con YesMilanomusica, portando direttamente nelle case la danza, il teatro, il musical ed i cori che hanno accompagnato, come sempre, l’attesa verso il 25 dicembre. Ma ci sono anche il Museo per la Storia dell’Università di Pavia, che ogni giorno ha condiviso sui canali ufficiali facebook ed instagram un’immagine, un piccolo video o una brevissima diretta, il Calendario dell’Avvento letterario della “Scuola Teatro Junior – Teatro delle Sfumature”, che con il patrocinio del Comune di Legnano ha celebrato il centenario della nascita di Gianni Rodari, ed il “Calendario della Gentilezza” lanciato da un movimento internazionale, che si è proposto di diffondere positività con piccoli gesti coinvolgendo associazioni, aziende, scuole, giornalisti, insegnanti, ricercatori, artisti, cittadini e persino diversi sindaci; che hanno risposto creando persino un assessorato alla Gentilezza. Un’iniziativa di generosità, quest’ultima, che si unisce alle varie realtà cattoliche che sono sempre di più orientate verso un cammino anche interattivo on-line. E non sono, poi, mancate le iniziative di markerting, come ad esempio il calendario gourmet di una nota azienda casearia dove, sull’onda di #staycremoso, casella dopo casella è possibile scoprire una ricetta gustosa al giorno, che peraltro arricchisce il già vasto mondo delle ricette on-line che da tanti consigli per creare gustosi calendari dell’Avvento fatti con le proprie mani. Ma si sa, anche l’artigianato è protagonista indiscusso di questo periodo di attesa, e sul web le proposte fai-da-te interessanti non sono davvero poche. Ne sono un’esempio questa versione in pannolenci della bravissima autrice Elisabetta Rossi, che riesce sempre a stupire con la sua cucina e la sua creatività,  ed il delizioso calendario dell’Avvento di una rivista del settore, che giorno dopo giorno ha consentito di scoprire interessanti lavori hand-made da produrre con le proprie mani; a dimostrazione che il web e l’artigianato possono andare davvero a braccetto.  E non poteva mancare un’iniziativa ricca di atmosfera natalizia: il calendario dell’Avvento virtuale realizzato da Giulia Casagrande ed Enrico Zanata affinchè “ogni giorno abbia la sua musica”.

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Per quanto riguarda, invece, i più tradizionali, nonostante le difficoltà di un Natale così tanto particolare, anche quest’anno è stato possibile trovarne davvero di tutti i colori, profumi e sapori: a partire dai classici con biscotti e dolcetti, a quelli più ricercati con deliziose selezioni di tè, caffè, cioccolate e tisane da gustare giorno per giorno, dalle versioni più profumate contenenti variegate essenze di profumi e candele a quelle più glamour dedicate ai gioielli, al make up ed al beauty in versione uomo o donna, per poi passare dagli articoli di lusso alle porcellane più raffinate, dalle selezioni più ricercate di birre aromatizzate, vini, wisky e liquori a quelle dei formaggi e salumi per aperitivi gourmand, dalle spezie di alta qualità ai prodotti bio ecosostenibili, fino ad arrivare agli scenari Playmobil e Lego per grandi e piccini e persino alla costruzione di modellini in scala di automobili d’epoca, ed ai più spiritosi con calzini a tema ed oggetti vari; ma ne esistono anche alcuni dedicati persino ai nostri amici a quattro zampe.

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Ma i più irresistibili restano sempre quelle piccole creazioni che non pongono limiti alla fantasia, che siano fatte in legno o pannolenci, tessuto o lana, oppure anche di semplice carta, da cui i sogni e le speranze prendono vita, ricchi di un’atmosfera unica che, ogni anno, di famiglia in famiglia, riempie i cuori di tutta la magia del Natale.

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Un calendario dell’Avvento dal sapore altoatesino, ispirato alla cittadina di Brunico, in Val Pusteria, provincia di Bolzano.

Un sereno Natale a tutti, da FotoArteStile.

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Fonti iconografiche:   vedi pagina

Fonti di approfondimento:   vedi pagina

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ENGLISH VERSION:

Advent: Time of Waiting, Hope and Creativity

(photographs are visible in the Italian version)

FotoArteStile wishes you a Merry Christmas discovering a really inspiring tradition, full of atmosphere and immagination… 

Costums and traditions

According to tradition, the origin of the Advent calendar goes back to the early 19th century.

They say that the first printed one was made in 1908, by the German protestant publisher Gerhard Lang from Maulbroon who took inspiration from his childhood, when his mother used to wrap up lebkuchen (german gingerbread cookies) into 24 small packets that would have been unwrapped day after day; from the 1th of December to Christmas Eve.

Twenty-four simple, croppable or interlocking little drawings coming out of as many little windows: that’s the familiar look arising with the help of the illustrator Ernst Kepler in those days. But later in time, little presents like chocolates or sweets were added to it; thus becoming a nice and meaningful gift suitable for all ages.

As far as the tradition is concerned, each window should be opened in the evening, but only if you deserve it. With this in mind, the opening turns out to be a nice time of reflection; thus teaching children how to examine their behaviour as well as how to correct their faults. As a consequence, childrens’ Christmas gifts will depend on how many windows have been found opened by the Baby Jesus’ Angel (or by the Father Christmas’ elf instead, according to customs and traditions) just night after night. Therefore, being good boys and girls on Christmas time will let childrens both, make up for their faults (thus opening closed doors at a later time too) as well as receive their most desired gift instead of… an unwelcome sack of charcoal on Christmas day!

Advent calendars around the world…

This tradition is very popular, especially in German-speaking countries. In fact, windows and even whole buildings turn out to be giant Advent calendars around the world every year; thus joining families while giving wings to our immagination as well.

In the Italian version above, you can see some interesting galleries showing just a little collection of them scattered here and there from Germany to Switzerland, Austria, Hungary, Denmark, UK, Canada and Italy; just to have a glimpse of how creative and atmospheric this picturesque tradition is.

Besides, as far as Italian Advent traditions are concerned, a little but nice insight is developed too, moving from the traditional old villages of South Tyrol to the most modern contemporary cityscape of Milan; thus undertaking an interesting virtual Christmas travel around the Bel paese. Therefore, we will leave for the old-town centres of Brixen, Brunek, Meran and Bozen in South Tyrol, carring on in Lombardy to discover the contemporary “Musical Living Advent Calendar” of Milan afterwards, but without forgetting the little but precious initiatives set up, respectively, in Legnano (involving even two of the main protagonists of the Italian painting scenario, that are the painter and sculptor of Lecco Velasco Vitali and the Roman paintress Giosetta Fioroni), Valcuvia and Abbadia Lariana. Then, we’ll move to The Marches having a quick look at both, the Pergolesi Theatre in Jesi and the Palazzo Legato Filati in Macerata, and next stop will be in Piedmont to unveil a fairy-tale Advent calendar set up in Turin, other than a widespread advent calendar involving Ghevio and the whole hamlet of Meina. Besides, our nice trip will carry on with a dressed up Palazzo Veneziano in Friuli Venezia Giulia, just before reaching the Venetian well-known and glamorous Cortina D’Ampezzo, with its traditional Advent countdown set on the facade of the Comun Vècio, but also making a nice trip in the province of Treviso; thus discovering an original Advent “treasure-hunt” reinterpretation by the street artist Manuel Giacometti. Finally, we will move to Emilia-Romagna, where Manno is just one of the many towns and cities where windows are used to dress up for Christmas time and, last but not least, we will stop off in Tuscany and Lazio; where particular Advent countdowns have been set in Rome and San Miniato, respectively.

Have a look at the photo-galleries on the italian version above, thus discovering the Italian windows and buildings just dressed up for Christmas time!

Advent calendars to suit everybody’s fancy…

The traditional Advent Calendar has been turned into many different kind of styles and shapes over time, becaming even 2.0 as a consequence of the pandemic emergency. Now, let’s go browsing the net, thus discovering what kind of virtual and real Advent calendars are just around the corner.

Browsing the Net – Looking for 2.0 Advent Calendars

In fact, Apps as well as Social Networks helped Museums, Municipal Administrations, Cultural Associations, Theatre Schools, Companies, Magazines and bloggers in creating many interesting virtual Advent calendars for 2020 Christmas time, thus ranging from the Arts to literature, from music to craftmanship, from cooking to parfumes, up to even rediscovering good manners and kindness in some way; thus bringing people closer together joining culture, I.T. and entertaining. Something which could have been quite helpful in such a difficult Christmas, especially for children. Hereafter, you will find some links concerning nice examples of 2.0 Advent calendars that have been created for 2020 Christmas, thus having just an idea about how interesting and useful they culd be:

Browsing the Net – Tradition vs Modernity for a Little but Precious  Advent “Threasure Chest”

Notwithstanding the growing on-line/virtual versions’ available, it’s true the same that 2020 Christmas brings with it many real but original ideas; moving from the most iconic to the most creative ones.

In fact, there has been no lack of sweetness indeed, as chocolate and sweets keep on being a hit. However, many different parfumes and flavours have been added over time, thus involving the most various things in it. The most scented coffees, rather than teas, infusions and spices, in fact compete against refined wines, liqueurs and beers, or even appreciated cheese and cured meats for gourmet recipes or organic delicacies as well, but without forgetting glamorous jewels and trendy make-ups, rather than the most gentle beauty products or fascinating parfumes for men and women instead, up to even toys, scale models and funny things for both adults and children that will always win over the most enthusiastic ones; not to be forgotten delicious surprises for our beloved four-legged friends! In a nutshell: nowadays Advent calendars collect all kind of things that make our days enjoyable and heartwarming in some way. However, maybe the most compelling and atmospheric ones are always the same: those little but precious handmade things that give wings to our immagination. Therefore, whatever it will be made of, either wood or thin felt, likewise fabric or wool instead, but even using only simple paper with colours and glue, in fact an Advent calendar turns out to be anything we want; it dipends just on our creativity. It’s enough to think about something and move our hands, like a conductor guiding his orchestra… he moves his wand, and the magic begins; with a timeless melody.

So, now close your eyes and think about something, set your mind to it and start moving your hands… and here is where our little Christmas’ dreams come true.

Merry Christmas to all of you, from FotoArteStile.

For sources and pictures:   please, see Italian version above

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Auguri Alberto

Nel centenario della sua nascita, un piccolo omaggio al grande Alberto Sordi. Tanti auguri Alberto, sarai sempre nei nostri cuori.

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EN. Alberto Sordi: a little but sincere homage in the centenary of his birth. “Happy Birthday Alberto, you’ll be always in our hearts”.

Sindaco per un giorno, Alberto Sordi, mostra Alberto Sordi e la sua Roma

 

Collage di copertina: collage di tre foto scattate dal fotografo Alessia Ambrosi durante la Mostra “Alberto Sordi e la sua Roma”, svoltasi dal 15 febbraio al 31 marzo 2013 presso il Complesso del Vittoriano a Roma. La terza foto del collage riprende, a sua volta, una fotografia del 1975 scattata da Rino Barillari; esposta nella mostra con il titolo “Alberto Sordi al centro di Roma”. Le altre due fotografie del collage riprendono altre fotografie esposte, di cui non è stato possibile reperire il nome dell’autore.

Foto interne:

  • collage di copertina;
  • foto scattata dal fotografo Alessia Ambrosi ad un’altra fotografia esposta nella Mostra Alberto Sordi e la sua Roma”, svoltasi dal 15 febbraio al 31 marzo 2013 presso il Complesso del Vittoriano a Roma. La foto esposta nella mostra, di cui non è stato possibile reperire il nome dell’autore, ritrae Alberto Sordi nel giorno del suo ottantesimo compleanno, il 15 Giugno 2000, nelle veci di Sindaco di Roma per 24 ore indimenticabili.

Australia, distrutta da un’esplosione una grotta sacra aborigena di 46.000 anni fa

(scroll down for English version)

Juukan Gorge, una grotta indigena millenaria ubicata nella regione di Pilbara, l’unica zona nell’Australia Occidentale dove sono stati rinvenuti dei segni di una continua occupazione umana risalenti all’era glaciale, è andata distrutta.

Diversi media ne parlano, dalla Abc al Guadian, dalla BBC alla CNN per dirne alcuni. Si tratta di un sito aborigeno sacro di 46.000 anni fa nel quale, durante scavi archeologici avvenuti nel 2014, sono stati rinvenuti più di 7.000 reperti, tra cui il più antico esempio di strumento in osso risalente a 28.000 anni fa, ed una porzione di una treccia di capelli di 4.000 anni che si ritiene venisse indossata come cintura dagli antenati degli aborigeni locali.

Il colosso minerario Rio Tinto ha ammesso, scusandosi pubblicamente con i custodi locali della terra sacra (il Puutu Kunti Kurrama ed il popolo Pinikura), di aver danneggiato il sito aborigeno effettuando, nelle vicinanze, delle esplosioni in linea con un permesso governativo ottenuto sette anni fa. 

“Il nostro popolo è profondamente turbato e rattristato dalla distruzione di questi rifugi rocciosi e sta soffrendo per la perdita di connessione con i nostri antenati e con la nostra terra”, ha affermato il  presidente della Commissione Terra dei Puutu Kunti Kurrama John Ashburton, come riportato dall’AGI, per poi sottolineare, secondo una citazione riportata dalla Reuter, che: “I siti australiani antichi come questo sono meno di un pugno… non si può sottostimarne l’importanza” .

Secondo quanto riportato dal Guardian Australia, il Ministro degli Affari Aborigeni dell’Australia Occidentale Ben Wyatt ha promesso una riforma delle leggi, rimaste fino ad oggi inalterate dal 1972, e secondo WAtoday anche il Ministro Federale degli Affari Locali Ken Wyatt ha segnalato la necessità di una revisione urgente delle leggi statali e federali per la protezione del patrimonio culturale.

Inoltre, il Presidente dell’UNESCO per la Protezione dei Beni Culturali Peter Stone, su una Radio Australiana (la ABS News PM) ha paragonato la distruzione archeologica nella gola di Juukan a quella della città di Palmira e delle statue dei Buddha di Bamiyan (citazione riportata anche dalla Reuters).

Una grave perdita per il popolo aborigeno, e per l’umanità intera.

Fonti:

Foto di copertina: The view looking north over the Juukan rock shelters in 2013″, CREDIT Puutu Kunti Kurrama And Pinikura Aboriginal Corporation

AGI – Agenzia Italia,  Distrutta da un’esplosione una grotta aborigena vecchia di 46 mila anni

Il Fatto Quotidiano, 1 Giugno 2020, Australia, colosso minerario distrugge sito indigeno sacro che ha 46mila anni poi si scusa: “Errore”

BBC, 31 May, 2020, Mining firm Rio Tinto sorry for destroying Aboriginal caves

CNN,  Angus Watson and Ben Westcott,  June 1, 2020,  Rio Tinto apologizes for blowing up 46,000-year-old sacred indigenous site in Australia’s Pilbara region

WAtoday, Cameron Myles, May 31, 2020,  Rio Tinto knew of 46,000-year-old Pilbara site’s significance ‘as recently as March’, traditional owners say

WAtoday, Nick Toscano and Hamish Hastie, May 29, 2020,  Minister flags law review after Rio blows up 46,000-yr-old Aboriginal site

The Guardian – Australia, Calla Wahlquist, 30 May 2020, Juukan Gorge: Rio Tinto blasting of Aboriginal site prompts calls to change antiquated laws

ABC News, Michelle Stanley and Kelly Gudgeon, 26 May 2020,  Pilbara mining blast confirmed to have destroyed 46,000yo sites of ‘staggering’ significance

ABC News, by Oliver Gordon on PM, Radio, broadcasted on 28 May 2020, Pilbara cave explosion on par with Palmyra – UNESCO Chair

 

ENGLISH VERSION

Australia, blast destroys a 46,000-year-old Aboriginal Sacred Heritage Site

(photographs are visible in the Italian version)

Juukan Gorge, one of Australia’s oldest Aboriginal sites located in Pilbara, which is the only Western Australian Region where evidence of continual human occupation through the last Ice Age have been found, has been unfortunately destroyed.

In 2014, archaeological excavations brought to light more than 7,000 artefacts in those caves, among which there is even the oldest example of bone tool found in Australia; dating back 28,000 years. Besides, a 4,000-year-old plaited hair was also recovered; believed to be part of a hair belt worn by traditional owners.

The anglo-australian mining corporation Rio Tinto comfirmed the blast occurred nearby  but in line with a 7-year-ago government permission, apologising to the Puutu Kunti Kurrama and Pinikura people (PKKP) for the damage occurred. The PKKP are the traditional owners of the site.

“Our people are deeply troubled and saddened by the destruction of these rock shelters and are grieving the loss of connection to our ancestors as well as our land,” said John Ashburton, chair of the Puutu Kunti Kurrama Land Committee; as reported by the ABC news, BBC and Reuters. “There are less than a handful of known Aboriginal sites in Australia that are as old as this one … its importance cannot be underestimated”, said Ashburton as quoted by Reuters.

Therefore, The Guardian Australia reports that the WA Aboriginal affairs minister, Ben Wyatt, has promised to reform the laws; as the Aboriginal Heritage Act 1972 has been relatively unchanged up to now. Besides, WAtoday reports that the Federal Indigenous Affairs Minister Ken Wyatt has flagged an urgent review into state and federal heritage-protection laws. Furthermore, the UNESCO Chair on the Protection of Cultural Property Peter Stone, on ABC News PM Radio, compares the destruction of 46,000-year-old Aboriginal rock shelters in the Pilbara with the destruction of Palmyra and the Bamiyan Buddha statues (quote reported also by Reuters).

The loss of such an important historical site upsets both, aborigens and the whole world.

For sources and pictures: please, see Italian version

Melodie dal passato… l’Hydraulis

(scroll down for English version)

FotoArteStile oggi alla scoperta di un gioiello musicale di epoca Greco-Romana, che dalla filosofia greca alle celebrazioni, ai ludi ed alle corti medievali e rinascimentali, arriva ai giorni nostri ad occupare un ruolo importante nella liturgia Cattolica

L’Hydraulis, creato più di 2000 anni fa, è il più antico antenato degli organi moderni; e probabilmente anche il primo strumento a tastiera mai creato.

Si tratta di un organo a canne del III secolo a.C. che fu realizzato dall’ingegnere ed inventore greco Ctesibio di Alessandria, il cui sistema di funzionamento sfruttava letteralmente le virtù di una “cascata” di acqua. In pratica, l’hydraulis usava la pressione dell’acqua per pompare aria nelle canne, ed una tastiera a 25 tasti per creare le note, esigendo le manovre di ben tre persone per il suo utilizzo, dove due si occupavano di pompare aria nello strumento usando due pistoni-mantici, mentre la terza eseguiva la melodia

Il suo impiego, in epoca ellenistica, era principalmente connesso ad usi cerimoniali legati alla filosofia greca, e si racconta che inizialmente veniva usato per simulare il canto degli uccelli. Nella civiltà romana e bizantina, poi, venne utilizzato soprattutto per celebrare festività pubbliche ed accompagnare ludi e gare, e fu proprio questo legame con religione pagana e spettacoli pubblici che ne rallentò di molto l’assunzione di quel ruolo chiave che, ad oggi, l’organo svolge all’interno della liturgia della Chiesa cattolica; mansione che nella pratica ebbe inizio solo nell’alto Medioevo inoltrato.

Oggi possiamo conoscere l’aspetto ed il funzionamento di questo antico strumento grazie a mosaici (da notare in uno di essi la presenza, tra i musicisti, anche di una donna dall’acconciatura tipica di epoca Flavia, intenta a suonare proprio un hydraulis), bassorilievi, terracotte, piccole lucerne e medaglie (dette “contorniati”, che secondo un’opinione diffusa tra gli studiosi erano delle tessere d’ingresso per assistere agli spettacoli urbani, riconducibili alla cosiddetta pecunia spectaculis, o anche dei premi o delle pedine per giochi, mentre alcuni li ritengono una sorta di amuleti), venuti alla luce in vari siti archeologici sparsi per il mondo, ma anche attraverso svariate opere letterarie; ascrivibili non solo allo stesso Ctesibio. Ne parla, ad es., il suo allievo Filone di Bisanzio, ma anche Vitruvio, Ateneo ed Erone di Alessandria

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L’Hydraulis ed il Cornum in un mosaico pavimentale rinvenuto nel 1852, in una antica villa romana del III / II secolo a.C. a Nennig, Germania.

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Mosaico pavimentale Romano risalente al II-I Sec. a.C., ritrovato nella città di Zliten in Libia (lungo la costa Est di Leptis Magna), scoperto dall’archeologo Italiano Salvatore Aurigemma nel 1913 ed esposto al Museo Archeologico di Tripoli. L’archeologo, nella sua opera “I mosaici di Zliten” del 1926, propone una datazione dell’era Flaviana (69-96 d.C.). Un ipotesi basata su tre argomentazioni, tra cui l’acconciatura della donna musicista intenta a suonare proprio l’Hydraulis; che era tipica dell’epoca Flavia.

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Musicisti che suonano il salpinx (antica tromba) e l’hydraulis (organo idraulico), terracotta, collezione del Museo del Louvre (dipartimento di archeologia greca, etrusca e romana)

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Nel 1931 poi, durante uno scavo in Ungheriasono venuti alla luce anche dei resti archeologici dello strumento musicale, accompagnati da un’iscrizione risalente al III secolo d.C.; un ritrovamento che ha consentito di ricostruire lo strumento nonostante alcune componenti non siano giunte fino ai giorni nostri.

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Ricostruzione di un Hydraulis in funzione, Römerfest Xanten (festival biennale di rievocazione storica dell’Antica Roma di Xanten, in Germania).

Di seguito, è possibile vedere un video in cui Justus Willberg, un grande esperto dello strumento, esegue un breve brano attraverso una copia di questo antichissimo strumento. Anche questo hydraulis necessita di due persone che manovrano con i pistoni nel modo che si può vedere dalla foto precedente, sebbene nel video non si vedono. Come nello strumento originale, ci sono 25 tasti connessi alle canne di bronzo, in grado di riprodurre due ottave, e la pressione nelle canne veniva controllata con ventiquattro piccole valvole.

Successivamente, nel 1992, nell’antica città macedone Dion (situata nei pressi del monte Olympus in Grecia) fu ritrovato il più antico esemplare di Hydraulis, risalente nientemeno che al I secolo a.C., composto da un totale di 24 canne di diversa lunghezza e dalla forma leggermente conica nella loro estremità inferiore (che corrispondono al sistema perfetto dell’antica musica greca, consistente in una scala cromatica ed una diatonica). I resti di questo antico Hydraulis sono esposti al Museo Archeologico di Dion.

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Hydraulis del I secolo a.C. rinvenuto nel 1992 durante degli scavi a Dion, Grecia – Museo Archeologico di Dion – Fonte

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Hydraulis del I sec. a.C. rinvenuto a Dion, Grecia – Fonte: Zde [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D
In seguito sono stati rinvenuti altri due esemplari di hydraulis, uno scoperto a Pompei ed ora esposto nel museo archeologico di Napoli, in Italia, e l’altro recuperato nell’area archeologica dell’antica città di Aquincum, in Ungheria, ed ora esposto nell’Aquincum Museum a Budapest.

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Fonti Iconografiche:

Foto di copertina :  CORNU UND HYDRAULIS UNTERMALEN DAS GESCHEHEN IN DER ARENA (VILLA NENNIG): Q. Albia Corvina, Musik: Einleitung – Musik in der römischen Antike”, MOS MAIORUM – DER RÖMISCHE WEG, 10/2014

Foto composita “Hydraulis del I secolo a.C. rinvenuto nel 1992 durante degli scavi a Dion, Grecia – Museo Archeologico di Dion” :   ‘Vestígios arqueológicos de um órgão hidráulico (c. séc. I a. C.) encontrados em 1992 numa escavação dirigida pelo professor Dimitris Panternalis na cidade de Dion, Grécia – Museu de Arqueologia de Dion, Grécia – Fonte: João Fonseca, “História do órgão: Origem e evolução durante o período greco-romano”, Música da Idade Média, 18/09/2014  ;  “Water organ” https://en.wikipedia.org/wiki/Water_organ

Foto “Hydraulis del I sec. a.C. rinvenuto a Dion, Grecia” :   https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Hydraulos,_2nd_century_AD,_AM_Dion,_Diom435.jpg  , attribuzione:   Zde [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

Foto “Hydraulis ritrovato a Pompei, Italia” :  Carlo Raso, “Hydraulic syrinx or organ, from Pompeii – Naples Archaeological Museum”, https://www.flickr.com/photos/70125105@N06/6876407639

Foto “Hydraulis ritrovato ad Aquincum, Ungheria” :  https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Roman_pipe_organ_Aquincum.jpg  ; attribuzione:  Jerzy Kociatkiewicz from Colchester, United Kingdom [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

Foto “Hydraulis ritrovato nella Colonia Romana di Aquincum, ritrovati circa 400 pezzi bronzei” :  João Fonseca, “História do órgão: Origem e evolução durante o período greco-romano”, Música da Idade Média, 18/09/2014

Foto “Resti metallici di un organo Romano del III sec. a.C. rinvenuto ad Aquicum ed una moderna reinterpretazione” :  Johann von Katzenelnbogen, The Utrecht Psalter and its Furnishings – Part IV, 23/04/2017

Foto “Ricostruzione di un Hydraulis in funzione, Römerfest Xanten”:  Q. Albia Corvina, “Musik: Einleitung – Musik in der römischen Antike”, MOS MAIORUM – DER RÖMISCHE WEG, 10/2014

Foto “Musicisti che suonano il salpinx (antica tromba) e l’hydraulis (organo idraulico), terracotta, collezione del Museo del Louvre (dipartimento di archeologia greca, etrusca e romana)” :   https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Salpinx_hydraulis_players_Louvre_CA426.jpg

Fotografie mosaici :  Angelo Petrone, Ecco come suonava l’hydraulis, uno strumento del III secolo a.C”  ;  Musicians from the Zliten mosaic” ;   Aglaia McClintock, “Per un’iconologia dei supplizi – www.ledonline.it/rivistadirittoromano”

Foto bassorilievi, lucerne e medaglie/contorniati :  Augusto Mastrantoni, “Dall’Hydraulis dei Greci all’Organo portativo medievale”, testo mandato in rete nel 2007, revisionato dall’autore il 31 gennaio 2010

Altre fonti:

Salvatore Aurigemma, “I mosaici di Zliten”, Società Editrice d’Arte Illustrata, Roma, 1926

Douglas Bush e Richard Kassel, “The Organ, an Encyclopedia”, Routledge, 2006, p. 327

Centro studi classicA, coordinato da Monica Centanni e Giacomo Calandra di Roccolino, “Nota sui contorniati”, Rivista di Engramma (open access) ISSN 1826-901X, 50, luglio/settembre 2006

EMAProject European Music Archaeology Project, Justus Willberg plays the Hydraulis”, Youtube, 09/11/2016

Salvatore Galeone, Antico organo ad acqua torna a suonare ad Atene”, In A Bottle Magazine, 10/05/2018

M.C. Martinelli, con la collaborazione di Francesco Pelosi e Carlo Pernigotti, “Aspetti dell’esperienza musicale greca in età ellenistica”, EDIZIONI ETS, Pisa, 2009

Angelo Petrone, Ecco come suonava l’hydraulis, uno strumento del III secolo a.C, Scienze Notizie – tutte le news dal mondo scientifico, 10/10/2017

Agnès Vinas, La mosaïque de l’amphithéâtre de Zliten – Problèmes de datation”, mediterranees.net

ZonWu, Ascolta l’hydraulis, l’antico organo greco ad acqua”, VitAntica, 07/10/2017

en.wikipedia.org :    Dion, Archaeological Museum 

macedonian-heritage.gr :   The Museums of Macedonia, Archaeological Museum Dion  

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ENGLISH VERSION:

(photographs are visible in the Italian version)

A Melody From the Past… the Hydraulis

Today, FotoArteStile is going to rediscover a real musical jewel of the Ellenistic-Roman era, playing from the ancient greek philosophy to celebrations, ludus, Medieval and Reinassance Courts up to the nowadays important rule in the Catholic liturgy.

Created more than 2000 years ago, as a matter of fact, the Hydraulis is the most ancient ancestor of the modern pipe organ; and probably even the world’s first keyboard instrument ever.

As far as the origins and functioning are concerned, the Hydraulis was created by the Greek engineer and inventor Ctesibio di Alessandria in the 3rd century BC, undoubtedly operating by converting the dynamic energy of water, typical of “waterfalls”, into air pressure to drive the pipes. As a matter of fact, a 25-key keyboard and three persons were needed to create notes; thus one of them playing the melody while the others were pushing the air using two piston valves.

With the use of it in mind, they say that it was used to recall the birds’ singing and for cerimonial purposes at the beginning, as typical for the Greek philosophy. Afterwards, from the Hellenistic – Ancient Roman era up to the Byzantine Early Middle Ages, in fact it had been generally used for cerimonies, rituals, processions, banquets, ludus and races at the hippodrome. A pagan use which had opposed its actual liturgical role for many years.

Concerning its appearance, archaeologists brought to light mosaics (one of them depicting also a woman musician, in typical Flavian hairstyle, playing this instrument) as well as terracottas, bass-reliefs, oil lamps and even medals called “contorniati” (regarded by some scholars as the “pecunia spectaculis”, that were maybe badges or prizes for shows and plays as well as pieces for games, or a sort of talismans by other accademics instead) revealing its shape; toghether with some written sources that better explained its form and functioning. Literature is not only attributable to Ctesibio, but it’s also referable to its pupil Philo of Byzantium, as well as to Vitruvius, Athenaeus and Hero of Alexandria.

In 1931, archaeological remains of an Hydraulis was brought to light in Hungary; together with an iscription dating back to 3rd century AD. As a result, the reconstruction of it becames finally possible; notwithstanding some components were unfortunately missed by then.

In the Italian version, you can view the musician Justus Willberg, a renowned player specialised on the Roman hydraulic organ, while playing a copy of this ancient instrument. In fact, that copy is similar to the one you can see in the picture just above it in the Italian version; taken at the Roman Festival in Xanten (Germany). Consequently, two persons pushing the air through the two piston valves were needed the same, even though they were out of shot during filming.

Afterward, in 1992, the oldest instrument of that type was discovered in Dion, Greece. Dating back to 1st century BC, it was composed of 24 pipes of different lenghts, with a conical lower end, that were definitely corresponding to the perfect system of the ancient-greek music consisting in two scales, chromatic and diatonic. The archaeological remains of this hydraulis are showed at the Archaeological Museum in Dion.

Finally, other two hydraulis had been later discovered, one of them in the Italian famous archeological site of Pompeii, and another one inside the historical site of the ancient Acquincum in Hungary. Nowadays, both of them are showed in important Museums in Italy and Hungary (the Italian National Archaeological Museum of Naples, and the Hungarian Aquincum Museum in Budapest, respectively).

For sources and pictures: please, see Italian version

Le prime fotografie della storia

(scroll down for English version)

“… una scoperta che potrebbe dare un contributo così grande al progresso dell’arte e della scienza”   François Jean Dominique Arago

Le proprietà della luce erano note sin dal Medioevo, eppure è soltanto nei primi anni del XIX secolo che iniziano a prendere forma le prime fotografie, grazie a tre autori e tre differenti scoperte metodologiche realizzate in Francia e Gran Bretagna.

La prima scoperta, dalla quale scaturì quella che è considerata la prima fotografia della storia, risale al 1826 ed è attribuita all’inventore Francese Joseph Nicéphore Niépce; creatore del “photoresist” e del processo fotografico chiamato “eliografia” (ossia “disegnare con il sole”). Utilizzando una gelatina fotosensibile (il bitume di giudea), ed una mistura di olii come solvente per fissare l’immagine, attraverso un lungo tempo di esposizione (circa 8 ore per la prima foto, motivo per cui gli edifici appaiono illuminati dal sole sia da destra che da sinistra) il procedimento consentiva di ottenere, su una lastra di vetro o metallo, un’immagine positiva permanente in bianco e nero; sebbene solo vagamente definita nei dettagli e non riproducibile in copie multiple. L’originale della prima fotografia della storia, intitolata “Vista dalla finestra a Le Gras”, è oggi esposta all’Harry Ransom Center dell’Università del Texas, ad Austin, ma è piuttosto curioso il fatto che, in tutti i testi storiografici, l’immagine che appare come “la prima fotografia esistita” sia, in realtà, una riproduzione ad acquerelli realizzata da Helmut Erich Robert Kuno Gernsheim intorno al 1952; senza neanche il confronto con l’originale. Fino agli inizi del XX sec., poi, era sopravvissuta anche la seconda fotografia della storiauna natura morta di una tavola apparecchiata realizzata nel 1827 sempre da Niépce, ma l’originale su vetro si presume sia andato accidentalmente distrutto; benché ne resti oggi una riproduzione a stampa del tardo XIX sec. Di seguito è possibile vedere queste prime fotografie:

View_from_the_Window_at_Le_Gras,_Joseph_Nicéphore_Niépce - FotoArteStile
“Vista dalla finestra a Le Gras”, meglio nota come “View from the Window at Le Gras” (titolo originale “Vue de la fenêtre du domaine du Gras”, di Nicéphore Niépce, Saint-Loup-de-Varennes, Saône-et-Loire, Bourgogne, France, 1826), riproduzione realizzata dallo storico della fotografia, fotografo e collezionista Helmut Gernsheim nel 1952 circa.

View_from_the_Window_at_Le_Gras,_by_Joseph_Nicephore_Niepce,_1826_or_1827,_France_-_Harry_Ransom_Center_-_University_of_Texas_at_Austin_-_DSC08424 - FotoArteStile
La fotografia originale di Niépce del 1826, nella teca d’esposizione all’Harry Ransom Center nel 2004. La visibilità dell’immagine dipende dal punto di vista, ma grazie alla rappresentazione di Gernsheim è possibile intravedere le sagome dei principali elementi della scena.

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“Tavola apparecchiata” (eliografia di Nicéphore Niépce ottenuta con una lastra di vetro ricoperta di bitume di Giudea, realizzata nel 1827), riproduzione a stampa del tardo XIX sec.

La seconda scoperta, che grazie all’intervento di François Jean Dominique Arago (scienziato di spicco negli ambienti scientifici e governativi francesi) verrà premiata dal governo francese con il riconoscimento di un vitalizio per meriti artistici al suo autore, risale al 1837 ed è ascrivibile all’artista, fisico e chimico Francese Louise-Jaques-Mandé Daguerre; il padre del “Dagherrotipo”. Una metodologia che consentiva di ottenere, su una sottile e delicata lastra di rame argentato resa fotosensibile grazie allo ioduro d’argento, un’immagine positiva latente in grado di produrre, in monocromatico, delle sfumature e dei particolari sorprendenti. “Uno specchio dotato di memoria”, è così che la definì il medico, insegnante e scrittore statunitense Oliver Wendell Holmes nel suo saggio “Sun-Painting and Sun-Sculpture”; una definizione che ben si addice al dagherrotipo e che lo accompagnerà nel tempo. Sebbene, poi, l’immagine ottenuta risultasse fragile e non riproducibile in copie multiplela dagherrotipia fu comunque un metodo rivoluzionario, il primo ad essere commercializzato ed ampiamente apprezzato con ben 30 mln di lastre prodotte in tutto il mondo fino al 1860; nonché fonte di ispirazione per ulteriori esperimenti nel campo. Ad oggi risultano sopravvissuti pochi degli originali ripresi da Daguerre, ma un piccolo vanto Italiano è la presenza, all’interno della “Biblioteca comunale di Imola”, di un dagherrotipo del 1839 unico per rarità e pregio recante la firma di Alphonse Giroux (il cognato dell’inventore Daguerre), donatole nel 1843 dalla cantante lirica e valente pittrice imolese Anna Fanti assieme alla seconda edizione del famoso manuale di Daguerre «Historique et description des procédés daguerréotype et du Diorama»; illustrante il procedimento dagherrotipico. E’ un onore per l’Italia visto che, ad oggi, restano solo 12 dagherrotipi firmati da GirouxDi seguito è possibile vedere alcuni dei primi dagherrotipi (cliccare sulla prima immagine per aprire la galleria), e per i più curiosi è, inoltre, possibile fruire on-line di un vasto archivio di dagherrotipi Europei; grazie alla piattaforma Daguerreobase ed alla biblioteca digitale Europeana.

La terza scoperta, che sarà poi alla base della fotografia analogica, risale al 1835 ed è ascrivibile all’eclettico inglese Henry Fox Talbot, pioniere della fotografia Vittoriana e creatore del metodo “negativo/positivo” (anche detto “calotipico”, o “a carta salata”). Tramite l’uso di ioduro d’argento e con un tempo di esposizione di mezz’ora, la calotipia permetteva di ottenere su carta, originariamente tramite delle piccole fotocamere artigianali costruite da Talbot, una piccola immagine negativa (in cui, all’inverso dei metodi precedenti, la luce creava le zone scure mentre le ombre creavano quelle chiare) che, a sua volta, consentiva di riprodurre più copie positive della stessa. Nonostante il potenziale della riproducibilità multipla, la calotipia non riuscì ad attrarre il successo sperato, battuta dal contemporaneo Dagherrotipo sia per il ritardo di Talbot nella presentazione della sua invenzione alla Royal Society, che permise a Daguerre di anticiparlo, sia per una minore nitidezza rispetto al rivale. Tuttavia, la nascente industria della stampa tipografica e dei giornali ne fecero ampio utilizzo, e restano a Talbot i primati di essere riconosciuto come autore indiscusso, rispettivamente: della prima fotografia negativa (risalente al 1835), del primo libro commercializzato con fotografie applicate (“The Pencil of Nature”, pubblicato dal 1844 al 1846) e del processo di “stampa a contatto” (che dopo il 1860 riuscirà a conquistare praticamente tutto il mercato per oltre un secolo). Oggi, la sua casa nel Wiltshire ospita un museo della fotografia, il Fox Talbot Museum” di Lacock, dove tra l’altro vengono conservate gran parte delle sue opere, compresa la sua prima fotografia (“Latticed window”); che risale al 1835 ed illustra una piccola finestra della galleria sud dell’Abbazia di Lacock. Di seguito è possibile vedere alcuni dei calotipi realizzati da Talbot, cliccare sulla prima immagine per aprire la galleria:

In sostanza, è grazie a questi pionieri ed ai loro sforzi che la fotografia ha potuto muovere i suoi primi passi, percorrendo una strada ricca di sfaccettature che l’ha resa, in breve tempo, arte e strumento di documentazione al tempo stesso. Uno strumento molto versatile in grado di guidare, stupire, divertire ed ammaliare, ma anche di far riflettere, rompere e stravolgere, toccando delle corde emozionali in un modo che, probabilmente, nessuno avrebbe mai potuto immaginare prima.

Fonti iconografiche:

Silvia Mirri (Biblioteca comunale di Imola), Riccardo Vlahov (IBC), Ali di argento, Rivista “IBC” XII, 2004, 1, IBC – Istituto per i beni artistici culturali e naturali, Regione Emilia-Romagna

Maurizio Rebuzzini, Latticed Window, William Henry Fox Talbot, 1835, fotographiaonline.com

wikipedia.org e commons.wikimedia.orgVista dalla Finestra a Le Gras;  Niepce table;  The oriel window of Lacock Abbey, Wiltshire, England. The earliest surviving paper negative photograph ;    Louis-Jacques-Mandé Daguerre Künstler.1843 ; Hippolyte Victor Valentin Sebron 1801-1879 ;  Hippolyte_Sebron ;  Boulevard du Temple, Parigi, Terzo arrondissement, Dagherrotipo, Louis Jacques Mandé Daguerre.  The Pencil of Nature ‘The Ladderw -Plate 14   Bust of Patroclus;   The Reading Establishment, A picture taken by William Fox Talbot in 1846;   ‘A View of the Boulevards at Paris’ (1844);    Albero di quercia in inverno, stampa su carta salata, 1842-43, Getty Museum, Los Angeles;

The MET 150 – The Metropolitan Museum of Art, The Pencil of Nature, 1844-46, William Henry Fox Talbot

Altre fonti:

AA.VV., “Enciclopedia pratica per fotografare”, Introduzione di Arturo Carlo Quintavalle, Autori Vari, Fabbri Editori, 1979

AA.VV., “Encyclopedia of Nineteenth-Century Photography”, a cura di John Hannavy, volume 1, A-I, pag. 368

Giulia Agostinelli, Quando la fotografia era una lastra d’argento, MiBACT – news, sala stampa, Redattore: ANGELINA TRAVAGLINI

Tom Ang, “Storia della fotografia – 1, I primi passi della fotografia”, Gruppo Editoriale l’Espresso S.p A., Roma, 2015

M. Susan Barger and William B. White, “The Daguerreotype: Nineteenth-Century Tecnology and Modern Science”, The Johns Hopkins University Press, Baltimore and London, 2000

Timothy Dow Adams, “Light Writing & Life Writing: Photography in Autobiography”, The University of North Carolina Press, Chapel Hill and London, 2000

Istituto Italiano di Fotografia, Henry Fox Talbot – Il pioniere della fotografia, Tesionline – share your knowledge, 03/03/2008

Library of Congress,  The Daguerreotype Medium”

National Trust, Lacock Abbey, Fox Talbot Museum and Village

Daguerreobasehttp://www.daguerreobase.org/it/

Europeana,  https://www.europeana.eu/it

bim (Biblioteca comunale di Imola),  http://bim.comune.imola.bo.it/

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ENGLISH VERSION

The World’s First Photographs Ever Taken

(photographs are visible in the Italian version)

“… this discovery which could contribute so much to the progress of art and science” François Jean Dominique Arago

As a matter of fact, properties of light had been already known since the Middle Ages. However, the first photographs only appeared in the early XIX century; thanks to three different authors and processes coming from France and UK.

The first photograph ever was taken by the French inventor Joseph Nicéphore Niépce in 1826, thanks to his innovative photographic process called “Heliography” (name of Greek derivation that means “drawing with light”). In fact, Niépce managed to obtain a blurry but permanent, unreproducible, black and white, positive image onto a glass or metal plate which had been coated with a light-sensitive material called “bitumen of Judea”, through using a really slow “shutter speed” (of about 8 hours for the first picture, thus obtaining sunlighted both, left-side and right-side of the building) and a mixture of oils as a solvent to fix the image. The original plate of this first photograph, called “View from the Window at Le Gras”, is now permanently exhibited in the Harry Ransom Center of the University of Texas, at Austin. However, it’s quite curious that, as a matter of fact, the foto appearing as “the first of ever” in historiographic books is just a watercolour reproduction that had been realised by the historian of photography, collector and photographer Helmut Erich Robert Kuno Gernsheim, in about 1952, without even a comparison with the original one. Besides, also the second earliest known photo representing a still-life of a set table taken by Niépce in 1827 had been, in fact, survived up to the early 20th century but, unfortunately, the original glass one is presumed to have been accidentally destroyed. However, a late 19th century printed reproduction of it is still available nowadays. You can see both of these important ancient pictures above, in the Italian Version.

Afterward, a new photographic process was officially recognised by French Government in 1837, even rewarding its inventor with a life annuity for artistic achievements thanks to the French mathematician, physicist, astronomer and politician François Jean Dominique Arago. We are talking about the “Daguerreotype”, created by the French artist, physicist and chemist Louise-Jaques-Mandé Daguerre. Using silver iodide on silver-plated copper, this innovative method allowed Daguerre to produce a latent, monochrome, positive image with surprising shades and details, later on defined properly as a “mirror with a memory” by the US doctor, teacher and writer Oliver Wendell Holmes in his essay called “Sun-Painting and Sun-Sculpture”. Notwithstanding its being fragile and unreproducible in multiple copies, daguerreotype was such a revolution that over 30 mln plates would have been produced up to 1860’s; thus being universally appreciated as well as inspiring for many artists all over the world. Nowadays, only a few of the Daguerre’s original plates have been survived, and it’s really interesting that one of the first and rare original daguerreotypes of Alphonse Giroux (the brother-in-law of Daguerre), dating back to 1839 with clear signature and stamp of Giroux on the plate, is now conserved in the Public Library of Imola. It was given by the imolese opera singer and paintress Anna Fanti in 1843, together with the second edition of the famous Daguerre’s manual «Historique et description des procédés daguerréotype et du Diorama»; explaining the daguerreotype process. It’s a real badge of honour for Italy, as only 12 original Giroux’s daguerreotypes seems to be still intact nowdays. Some of the first daguerreotypes are showed above, in the Italian version, and you can see on-line many other European daguerreotypes too; thanks to “Daguerreobase” or by the on-line digital library of the UE Cultural Heritage “Europeana”.

In the meanwhile, another photographic method was being developed in UK. In fact, in 1835, the British, polymath and pioneer of Victorian photography Henry Fox Talbot invented the “negative/positive” method (also called “Calotype”); a process which would have been soon the basis of the analog photography. Using together silver iodide (as a light-sensitive material), paper, little hand-crafted cameras and a slow “shutter speed” (thus exposing paper for about thirty minutes), that innovative process made it possible to obtain, for the first time ever, a little negative image (where lighted areas became dark while shadows turned out bright) characterised by its being reproducible in more positive paper copies. Nevertheless, calotype wouldn’t have gained a strong commercial success, first and foremost because Talbot was late in presenting his invention to the Royal Society; thus being preempted by Daguerre. Besides, calotypes were quite blurry if compared with daguerreotypes; therefore being less appreciated by the public. However, the emerging printing-press and newspaper industries really valued that new method and, nowadays, Talbot is fully recognised as the undisputed author of three important achievements; thus leaving his mark on history. Firstly, he was the author of the first photographic negative (1835). Secondly, he wrote and commercialised the first illustrated book with applied photos inside (“The Pencil of Nature”, 1844-1846). Thirdly, he invented the photographic process called “contact sheet” (which would have led the market for more than 100 years since 1860s). Nowadays, the Fox Talbot Museum at Lacock in Whiltshire, once home to Talbot, in fact explores the history of Photography, including lots of his works and the earliest surviving photographic negative he took in 1835; representing a small window in the Lacock Abbey’s South Gallery. Some of the Talbot’s calotypes are showed above, in the Italian version.

All things considered, I think that all of these pioneers deserve a big thanks, undoubtedly. As a matter of fact, without their efforts, Photography wouldn’t have realised all those little but precious achievements that have lead it to be such an important and versatile instrument up to now, being in fact able to guide, surprise, amuse and charm, as well as break or shake, whatever the field is from the Arts to documentation, thus stricking so deeply our emotional chords as, probably, we could have never imagined before.

Sources and Photographs: please, see Italian version.